SciaccaNotizie

Nuovo look per il rione e un imprenditore perde ogni cosa

Filippo Puccio, come raccontato ad AgrigentoNotizie, era titolare di una storica panineria allo “Stazzone”

I locali storici, le antiche tradizioni ed il racconto di un imprenditore dell’Agrigentino. Si tratta di Filippo Puccio, 48enne, al lavoro dall’età di 11 anni. Filippo, come raccontato ad AgrigentoNotizie, era titolare di una storica panineria allo “Stazzone”. La riqualificazione della zona ha messo in ginocchio un’intera famiglia.

Il racconto di Filippo Puccio

"Il locale deve essere rimosso per consentire il prosieguo dei lavori di riqualificazione". Questa è la frase che mi è stata annunciata il 24 luglio 2013. Quel giorno il Comune culmina con il rigetto del ricorso presentato al Tar di Palermo dalla ditta per ottenere la sospensiva del provvedimento emanato dall’Ente e dal demanio Marittimo. Ma iniziamo dall'inizio. Sono Filippo Puccio ho 48 anni da quando avevo 11 anni Inizio ad andare con mio padre nelle "bancarelle" dello street food. All'età di 25 anni abbiamo deciso di aprire una piccola "bancarella", abbiamo deciso di farlo allo stazzone una meta turistica del nostro paese. La storia di Patacco è una di quelle storie che in un paese tutti conoscono. E’ la storia dello street food ancora prima che divenisse street food ed era, semplicemente, ‘il panino della bancarella’. La storia di Patacco è bella perché è una storia di lavoro, di fatica, di volontà, di crescita. Iniziano nel 1990, Filippo e Ignazio, i cui figli erano ancora in fasce in quei giorni: figli che oggi lavorano svariate ore al giorno. Sono storie di famiglie unite che onorano la Sicilia che lavora. Era appunto il 1990 quando la bancarella di noi fratelli Patacco parcheggiò allo Stazzone, luogo caro ai saccensi e memoria di una spiaggia che fu e che non è più da decenni, ora luogo di ritrovo per giovanissimi e di buona cucina anche per i non giovanissimi. Sostanzialmente, un ristorante, una trattoria e diversi bar e pub. Tra questi, la bancarella dei Patacco: con i panini con la salsiccia alla brace e cipolle, quelli con le panelle o con la milza: compiacimento dei tanti palermitani che scelgono Sciacca come meta di vacanza e residenza. Pochi tavoli di plastica su un terreno dissestato. Erano gli anni in cui lo Stazzone, dopo la scomparsa della battigia e la non balneabilità delle sue acque, era stato consegnato al declino e al degrado. Sapori e immagini ormai “antiche” in un mondo che si muove a volte troppo velocemente ma che a volte rimane immobile e condannato a sé stesso. L’ inizio della stagione estiva in quegli anni coincide con l’apertura della saracinesca del furgone dei Patacco che, con la licenza di venditori ambulanti, hanno una concessione stagionale l’estate finisce e loro vanno via. Dopo tre lunghi mesi di lavoro intenso e di ottimi panini. Via via ai panini si aggiungono le patatine fritte, qualche schiacciata, altre tipologie di panini divenuti famosi a Palermo e ben presto riproposti in tutta la Sicilia. I Patacco vanno avanti così fino al 2006, anno in cui ottengono la concessione annuale ed una licenza per montare un gazebo in legno e vetro che trasforma la bancarella di un tempo in una vera e propria trattoria. Nel 2010 infatti arriva un’ulteriore licenza: quella per aprire la cucina, e passare dunque dai panini agli spaghetti e al pesce fresco. In cucina si infila l’amico fraterno Lillo Rosa, cuoco di professione, che in una questione di pochissimi metri prepara piatti ottimi a base di pesce. I crudi marinati sono eccellenti, i primi piatti lo sono altrettanto: e sono estremamente generosi e ben presentati. Le triglie sanno di mare e le cozze non sono da meno. Insomma, Patacco fa il salto di qualità e fa il pienone ogni sera, complice il confort del gazebo con aria condizionata e la meravigliosa vista sul mare bello e maledetto dello Stazzone. Ma quando l’ora della cena è passata, allora si riaccende la vecchia fiamma: Patacco ritorna al suo street food e i ragazzi sciamano tra panini e patatine fino alle 5 del mattino, dando vita e suono ad un posto diversamente desolato. Nel 2012 però la sorte volta le spalle a questa famiglia di instancabili lavoratori: un progetto europeo di riqualificazione dello Stazzone con fondi comunitari segna l’inizio dell’odissea dei Patacco. Devono andare via da quello che, opinabilmente, diventerà un luogo “elegante”. E che devono andare via non glielo comunicano di certo nel corso della prima riunione operativa al Comune di Sciacca, dato che i Patacco non vi sono stati invitati a differenza di altri operatori di quel luogo. Nel marzo del 2013 iniziano i Patacco ricevono una lettera della Regione Siciliana che notifica la sospensione della licenza fino al dicembre 2013. Il ricorso al tar presentato dalla famiglia da esito negativo, dato che si tratta di progetti europei. Il 7 agosto il locale viene transennato impedendo l’accesso ai disabili e divenendo, di fatto, non a norma. Il cantiere che ha sistemato le transenne va in ferie solo 3 giorni dopo. Nello scoramento generale, ma dovendo garantire il pane a sé stessi e ai pochi dipendenti, i Patacco non si danno per vinti e continuano a lavorare: il 23 di agosto però arriva la diffida del Comune di Sciacca. Patacco chiude. In teoria avremmo potuto rimontare il nostro gazebo e, dopo il collaudo, riprendere la nostra consuete attività già dal primo di gennaio del 2014, dato che ritornava valida la licenza essendo scaduta la sospensione imposta dalla Regione. A quel punto però il danno era fatto: gli arredi, il gazebo stesso e diverse parti della cucina, hanno subito danni gravi nel corso dello sgombero. Non riesco a parlare dello Stazzone senza sentirmi male: sono mesi che non ci passo neanche di strada. Mio padre è stato malissimo. Lui aveva già avuto seri problemi di salute: questi fatti hanno rischiato di dargli il colpo di grazia. Ma grazie a Dio siamo tutti qui, uniti come prima, a rimboccarci le maniche come abbiamo sempre fatto” mi ricordo minuziosamente di ogni cliente e persino di cosa preferisse mangiare Ma bisogna pur campare al di la delle nostalgie e delle amarezze, ed ecco che i Patacco si sono trasferiti in centro storico, accanto alla splendida chiesa di Santa Margherita, in una piazzetta suggestiva con vista sulla chiesa del Carmine, ma lì abbiamo chiuso qualche anno fa perché con le spese non andavamo avanti. Il gusto ritrovato dei panini di Patacco, gli ottimi spaghetti alla marinara, una bella fetta di spada alla griglia. Il bello di un posto così è che è informale, ma pulito, ben curato. Un posto in cui puoi spendere 4 euro ma in cui è quasi impossibile spenderne 40. Un posto per tutti i gusti e per tutte le tasche e, soprattutto, per tutte le fasce d’età: accanto ad un gruppo di adolescenti che divoravano panini ho visto una famiglia di “notabili” saccensi tutti ben oltre la sessantina. Anche questo è il bello di un posto così: essere luogo di ritrovo e di buon cibo per tutte le generazioni. E lo Stazzone? Un sabato sera si presentava così: non spetta a me fare valutazioni dato anche che le immagini parlano da sole. Il posto è sicuramente riqualificato, riordinato, risistemato. E’ sparito lo street food di Patacco, sono spariti i venditori di colori e di culture diverse, sono spariti i giochi per i bambini. Poco significato a mio parere hanno i “ gabbioni” che fanno assomigliare il posto ad una stazione ferroviaria, ma sono realizzazioni di design. Sono belle e suggestive le nuove illuminazioni e sulla nuova terrazza sul mare non c’è neppure una cartaccia: ma neppure una panchina. Tutto molto bello, tutto molto minimal e molto asettico. Si, ma dov ‘è finita Il panino con la salsiccia di Patacco?”.

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