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Omicidio Maccarone, testi in aula: rapporti negativi fra Melluso e il suo accusatore

Gianni Melluso, di 61 anni, di Sciacca, è accusato di essere stato il mandante del delitto della giovane Sabine

Gianni Melluso

La difesa di Gianni Melluso, di 61 anni, di Sciacca, accusato di essere stato il mandante del delitto della giovane Sabine Maccarone, ha segnato ieri un punto a proprio favore nel processo d’appello che si celebra a Palermo perché sono stati escussi testi che hanno parlato dei rapporti, negativi, tra l’imputato e il suo accusatore. In particolare un uomo che è stato detenuto sia con D’Assaro che con Melluso lo ha sottolineato. Avrebbe parlato - secondo quanto riporta oggi il Giornale di Sicilia - anche dei tentativi di D’Assaro di inserirsi in processi con altri collaboratori e di cercare di trarre qualche vantaggio. Il processo si celebra dinanzi ai giudici della Corte di Assise d’Appello di Palermo che hanno deciso, nella prossima udienza, fissata per il 14 dicembre, di sentire D’Assaro. In primo grado Gianni Melluso è stato condannato all’ergastolo dalla Corte di Assise di Trapani.

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La Corte di Assise d’Appello, nella precedente udienza, ha ammesso alcuni testimoni richiesti dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Carmelo Carrara e Antonino Caleca, e accolto un’eccezione dei difensori sull’inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dalla madre di D’Assaro, in quanto non sentita in qualità di testimone assistita. Acquisito il filmato di un’intervista di Melluso a “Chi l’ha visto”, realizzata a Sciacca, nella quale parlava proprio di questa vicenda ed esortava D’Assaro a costituirsi dopo il rinvenimento del cadavere della giovane Sabine Maccarone. La difesa sostiene l’inattendibilità delle accuse di D’Assaro a carico di Gianni Melluso. 

Omicidio Maccarone, la difesa di Melluso: "Dichiarazioni inattendibili"

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